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"Città di Ittiri, 15 anni nel pallone"
Rassegna stampa
Scritto da Segreteria   
Mercoledì 20 Febbraio 2019 16:20

CITTÀ DI ITTIRI, QUINDICI ANNI NEL PALLONE

Gian Mario Biddau è un uomo di sport cresciuto nel Csi. A 19 anni aveva già conseguito il patentino di allenatore di bambini («una fatica doppia, perché il Csi organizzava manifestazioni sportive alle quali dovevano partecipare obbligatoriamente anche gli adulti», ricorda con un sorriso) e una vita spesa nei campi giovanili, prima in panchina e poi da dirigente.

Con questo incarico, nel 2005 entra a far parte del Città di Ittiri, società nata un anno prima grazie all’impegno di Tonino Salaris, Gavino Biddau e Giuseppe Baldinu, i quali avevano riscontrato che a Ittiri gran parte delle attenzioni erano rivolte alle cosiddette “prime squadre”, ma i tanti bambini che avevano il desiderio di giocare in una società che li indirizzasse verso questa disciplina non trovava un forte riscontro. Oggi il Città di Ittiri festeggia 15 anni di vita.

Nel mondo del calcio dilettantistico, in cui ogni anno esserci è un rebus, soprattutto nei paesi dell’hinterland sassarese, conoscere i retroscena di questa longevità è al tempo stesso curioso e formativo. «Era una sfida allora, e lo è tutt’oggi – afferma Gian Mario Biddau inarcando il sopracciglio alla Ancelotti – anzi, adesso è senza dubbio più complicato. Un esempio? L’area fiscale e amministrativa della società è sempre più impegnativa. Anche perché con il gruppo dirigenti, a cominciare dalla presidente Lia Calvia, abbiamo sempre proposto una gestione trasparente della società: ogni anno, il primo sabato di settembre, approviamo il bilancio della stagione conclusa con il voto di tutti i genitori accompagnati dai loro e “nostri” bambini. Lo facciamo con orgoglio e a testa alta, perché gestiamo denari che loro mettono a nostra disposizione per la crescita dei loro figli». Il punto è proprio questo: creare, ma soprattutto mantenere, un ambiente sano ed equilibrato. Un compito complesso perché messo a dura prova da tante variabili, spesso esterne alla società. Come si può portare avanti quotidianamente questa responsabilità ed essere sempre al passo con i tempi?

«L’esperienza aiuta ma deve essere accompagnata da una continua e costante formazione – dice Biddau –. Per questo abbiamo deciso di inserire in ogni squadra un allenatore già formato e, dove possibile, giovani che abbiano passione e voglia di mettersi in gioco. Su questo devo riconoscere che siamo anche fortunati, perché i ragazzi hanno compreso la difficoltà del ruolo soprattutto da un punto di vista educativo. Antonio Cadoni, Antonio Dedola e Andrea Sarria, per esempio, sono già in possesso del patentino di allenatore Csi, altri sono già iscritti ai corsi di prossima partenza, Giovanni Pischedda è stato tra i primi a partecipare al nuovo corso dirigenti».

E poi la coerenza, altro indirizzo strategico per alzare il livello educativo della società. «I bambini ci guardano, apprendono dai nostri comportamenti. La “scuola calcio” si chiama così perché deve essere un luogo di insegnamento, di sport ma anche di vita. Questo il gruppo dirigenti chiede agli allenatori di prendersi anche questa responsabilità all’interno di un percorso difficile ma moralmente indispensabile».

 UNA GRANDE FAMIGLIA DI 150 ATLETI

Parole d’ordine: impegno e rispetto. Su questi presupposti il Città di Ittiri ha voluto costruire il rapporto educativo con i propri bambini: la società sportiva è una palestra di valori e chi rispetta gli altri impara a rispettare sé stesso. E qui viene abolito anche un luogo comune: si pratica sport anche quando si è in punizione.

«Fare sport è un momento di benessere, mentale e sociale – dice Lia Calvia, presidente del Città di Ittiri – e noi siamo del parere che ci siano altre formule per “punire” i nostri atleti. Un esempio? Si rinunci allo smartphone, ma l’attività fisica non si tocca». La nascita della nuova società fu ben accolta dalla comunità ittirese, tanto che, nel settembre del 2004, circa cento ragazzi dai 5 ai 14 anni iniziarono a frequentare i campi in terra battuta degli impianti sportivi, «perché il campo in sintetico è stato realizzato nel 2008 – ricorda la presidente Calvia – e quello in erba naturale era praticamente inaccessibile».

Alcuni di questi bambini, ormai cresciuti, nel corso degli anni sono diventati ottimi tecnici e collaboratori della società, così come i fondatori, i quali, pur non avendo più i propri figli iscritti alle squadre continuano a far parte della società, sempre animati dal desiderio di far crescere i ragazzi in un ambiente sano e pulito. Attualmente l’attività è svolta da circa 150 atleti che sono suddivisi in sei categorie: Micro-Micro, Micro, Mini, Esordienti, Giovanissimi ed Allievi, con 10 squadre nel totale che disputano i campionati Csi e Figc.

Tutte le categorie, nel mese di giugno, a poche settimane dal “rompete le righe” si ritrovano, insieme a oltre mille bambini provenienti da più parti dell’isola nel torneo “Città di Ittiri”, all’interno del quale si svolge “La giornata di Raimondo”, che ricorda la memoria di Raimondo Sechi, morto nel 2009 all’età di 11 anni. Quest’anno si svolgerà la decima edizione di un evento che unisce un intero paese. «La società sportiva deve essere anche questo – dice Lia Calvia –: un luogo in cui si resta vicini anche di fronte ad un grande dolore esattamente come succede in una famiglia».

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