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"Nulvi unisce Sardegna e Africa"
Rassegna stampa
Scritto da Segreteria   
Sabato 09 Febbraio 2019 10:25


NULVI UNISCE SARDEGNA E AFRICA

Nel 1992 don Nino Posadinu, allora parroco di Nulvi, paese dei “tre Candelieri giganti”, vide nello sport una straordinaria potenzialità educativa. «Accogliere e coinvolgere», indicava il don ai giovani che si erano messi al servizio del territorio per crescere le nuove generazioni.

Due verbi che contengono un’esperienza lunga ormai più di venticinque anni, nei quali la Don Bosco è riuscita a creare una fitta ragnatela sociale in grado di far incontrare i territori dell’Anglona e della Romangia, il Sassarese e il Logudoro e oggi anche il Senegal e l'Egitto.

«Abbiamo toccato con mano come lo sport – dice il presidente Nino Tedde – sia quello strumento formidabile che consente, a tutti, di potersi esprimere anche quando non si parla la stessa lingua. Da alcuni anni a Nulvi è attivo “Casa Gina”, un centro di accoglienza per giovani immigrati. Molti di loro nelle ore libere concesse dalla direzione orbitavano nei pressi del campo sportivo. Sguardi innamorati del pallone, della corsa, dell’aggregazione. Così, dopo lo studio, hanno deciso di varcare quel cancello per proiettarsi dentro quel mondo di un verde rettangolare. Pulcini o Amatori, quel che capitava, in base all'età. “Accogliere e coinvolgere” non poteva restare uno slogan ed essere limitato ai nulvesi. Oggi don Posadinu è certamente orgoglioso di noi».

Far incontrare i territori, creare unione e visione d’intenti. «La scorsa estate – ricorda il vicepresidente Salvatore Cubaiu – abbiamo messo le basi per costruire un legame con una nuova società sportiva, l’Accademy Anglona di Tergu –. Un incontro che nasce dalla consapevolezza di dover affrontare, anticipandolo, il fenomeno del crollo delle nascite, aggravato dal progressivo spopolamento del territorio, con tutto quello che comporta, per sport di squadra come il calcio. Questo progetto, oggi indirizzato solo al Settore, nasce al fine di ricercare una visione comune, di condividere le risorse strutturali e umane, con la necessità di dare risposte ad un territorio sempre più ampio, ricco di piccole realtà che però, restando isolate, non potrebbero fare fronte alle problematiche dei nostri giorni».

Il coinvolgimento di atleti di altre nazionalità e il pensiero incessante di non chiudersi nel campanilismo e condividere idee e progetti per il futuro dei giovani erano un mantra anche per uno di quei giovani che seguirono fin da principio le parole di don Posadinu. Mario Ruzzu è stato uno dei primi artefici della nascita della società. Nel 2012 gli è stata diagnostica la Sla. Nello sconforto generale che ha colpito la comunità, non solo sportiva, di Nulvi, Mario è stato un gigante dell’educazione alle nuove generazioni. Ormai allettato e impossibilitato a parlare, riceveva ogni giorno nella sua stanza dirigenti e giocatori ai quali dispensava consigli attraverso l’ausilio di un monitor. “Siate le mie gambe, io sarò il vostro sorriso”, amava ripetere fino al giorno della sua morte, avvenuto qualche mese fa. Maestri di vita come Mario, uno di quelli che “accoglievano e coinvolgevano”, non possono che far crescere i migliori cittadini del domani.

DALL'ORATORIO ALLO STADIO OLIMPICO  

 3 maggio 2014. Lo Stadio Olimpico di Roma si veste a festa per la finale di Tim Cup tra Napoli e Fiorentina. Ma da queste parti tutti ricordano la gara giocata dai ragazzi dell’Oratorio Beata Vergine Assunta che, a una manciata di minuti dall’ingresso in campo di Insigne e compagni, calcavano la stessa erbetta dei campioni per l’ultimo atto della Junior Tim Cup, in torneo griffato Lega Serie A, Tim e Csi.

Il risultato finale non premiò i ragazzi guidati da Pierpaolo Pilo e Francesco Latte, sconfitti da Udine solo ai calci di rigore. Ma la coppa di vicecampioni d’Italia alzata al cielo dal capitano Matteo Secchi fu un riconoscimento per tutta la Sardegna e una certificazione del lavoro, educativo e tecnico, svolto dalla Don Bosco Nulvi che già un anno prima, nel 2013, disputò a San Siro le finali nazionali della Gazzetta Cup. Due eventi di straordinaria portata mediatica che portano con sé evidenti contenuti educativi.

A Roma, per esempio, prima della finale, in una sala gremita da ragazzi provenienti da tutta Italia, il criminologo Massimo Picozzi presentò il fenomeno Bullismo e le sue tragiche conseguenze. Un momento di formazione, quello capitolino, che ha dato il là alla Don Bosco Nulvi per promuovere temi sensibili a favore dell’educazione attraverso lo sport.

«Abbiamo ritenuto di costruire insieme ai genitori il modo di ripensare la gestione del piccolo atleta – sottolinea il tecnico Nicola Careddu – e per questo abbiamo ospitato Manolo Cattari, psicologo dello sport che ci ha aiutato a calarci nel ruolo genitoriale con gli occhi dei nostri figli. È stata un’esperienza utile soprattutto perché spendibile nell’immediato: esempi concreti di quotidianità che ci hanno permesso di migliorare il rapporto con i bambini e consentirgli una crescita decisamente più equilibrata».

Oggi la Don Bosco Nulvi supera i 150 iscritti tra tutte le categorie, dai Micro-Micro fino alla squadra Amatori che disputa il campionato di Eccellenza Csi. Ciò significa che in futuro ci sarà un’opportunità per tutti, a prescindere dalle proprie qualità tecniche, di continuare a fare sport anche nelle categorie amatoriali.

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