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"Cantera, un Sorso di gioventù"
Rassegna stampa
Scritto da Segreteria   
Giovedì 22 Novembre 2018 16:31

LA CANTERA, UN SORSO DI GIOVENTÙ

Cantera, “cava” in spagnolo, è un termine utilizzato per indicare le scuole calcio e il settore giovanile gestiti da società sportive, quindi equivalenti al termine italiano “vivaio”, ossia una scuola dove si iniziano a muovere i primi passi verso lo sport.

Prima ancora che di calcio, però, si parla di educazione sportiva. La Cantera Sorso nasce con questo proposito: insegnare ai ragazzi come ci si comporta dentro il campo, quindi il rispetto delle regole, dell’avversario e del compagno, dell’arbitro e via dicendo, sia fuori dal campo rispettando la struttura che li ospita, dei tifosi e rispetto per la vita dentro lo spogliatoio.

Il progetto Cantera nasce dall’idea di due ex calciatori professionisti, Marco Asara e Michele Fini, che pur avendo fatto di una passione il proprio lavoro, si propongono di trasmettere i valori e i principi educativi dello sport grazie anche alle diverse esperienze vissute in tanti anni di attività, prima come giocatori e poi da allenatori. La “Casa Cantera” è un impianto sportivo, ubicato in Viale Porto Torres a Sorso, che nasce dalle ceneri di un campo costruito a fine anni ‘90 e mai realmente fruito dalle associazioni finché il progetto ha cambiato la storia di questo spazio sportivo, contribuendo a valorizzare l’arredo urbano della periferia di Sorso.

Oltre a questo, rappresenta un punto di partenza decisivo per lo sviluppo di tante iniziative promosse dalla società. «Apprezziamo molto i regolamenti imposti dal Csi – esordisce Marco Asara – perché sono in piena sintonia con tutto quanto trasmettiamo ogni settimana ai nostri tecnici, ai bambini e anche ai genitori. Questo progetto è perfettamente in linea con quello del Cagliari Calcio, di cui siamo Academy per la Scuola Calcio. Una collaborazione che ci consente di aumentare le competenze attraverso la continua formazione anche nei corsi CSI, nei quali lo stesso Bernardo Mereu, responsabile di tutte le Academy del Cagliari, è stato docente nei giorni scorsi».

Il CSI Sassari dal 2010 ha deciso di insistere su regole specifiche e ritagliate appositamente per l'attività sportiva riservata alle fasce d'età 5-12 anni. Proprio per mettere in secondo piano il risultato a vantaggio dei principi del gioco. «Credo che il risultato interessi a tutti- prosegue Asara – non facciamo gli ipocriti. Ma dico con forza che non può arrivare a discapito di bambini. Perché le categorie dei più piccoli servono per includere tutti e far sentire parte del gruppo anche coloro che in un primo momento sono più indietro ma i cui passi in avanti, anche se poco visibili, regalano enormi soddisfazioni umane, oltre che sportive».

Michele Fini, impegnato con il suo Penãrol fresco vincitore del campionato di “clausura” in Uruguay, vive da lontano l’evoluzione della Cantera. «Io e Michele ci sentiamo più volte durante la settimana – prosegue Marco Asara – perché abbiamo sempre condiviso ogni passaggio e contenuto della Scuola Calcio e del settore giovanile, che ci impegna nelle categorie Giovanissimi e Allievi. Ci ha spinto a fondarla il desiderio di riportare il calcio alle vecchie regole della strada, quello in cui l’unica imposizione era giocare e divertirsi. E vedere giocare nel nostro campo tanti bambini ci dice che siamo sulla buona strada».

E A BORDO CAMPO VINCONO LE DONNE

Remo è un pupazzo che indossa il completo della Cantera e si aggira nei pressi del terreno di gioco per farsi fotografare in compagnia dei bambini. È l’idolo di tutti e il collante che unisce i piccoli atleti a prescindere dai colori sociali. «Dovevamo pensare a qualcosa che creasse unione e simpatia allo stesso tempo e devo dire che abbiamo colpito nel segno», dice la Presidente della Cantera, Serena Camboni. Negli ultimi anni, le donne sono in forte aumento nei ruoli apicali delle società sportive di base, «anche perché – spiega Serena – quelli dirigenziali sono incarichi in cui la sensibilità gioca un ruolo decisivo. I bambini vedono in noi donne quasi una seconda mamma e noi siamo pronte ad ascoltare ed aiutare. Per cui spero di vedere sempre più donne nella dirigenza delle società».

I risultati sul campo sono importanti, perché l’agonismo fa parte del gioco e del rispetto di sé stessi e dell’avversario. Ma le vittorie, in questi quattro anni di attività della Cantera, sono state anche altre. «Ricordo la prima volta al campo di un bambino autistico – prosegue Serena Camboni –. Ovviamente non dava confidenza a nessuno, né ai compagni né tantomeno al mister. Devo riconoscere che c’è stato un grande lavoro da parte della mamma, davvero esemplare, e qui ha trovato l’apertura di cui aveva bisogno. Ora è perfettamente a suo agio: si allena, gioca regolarmente e, soprattutto, fa gruppo anche fuori dal campo. So che anche altre società hanno avuto esperienze simili e questo, da mamma oltre che da dirigente, non può che farmi felice».

Il dialogo con i genitori rappresenta una base importante per il lavoro della Scuola Calcio, ma ci sono altre istituzioni con cui si è acceso un rapporto quotidiano. «I Servizi Sociali e la Casa Famiglia contano molto sulla nostra collaborazione. Spesso lo sport, e in questo caso il calcio, rappresentano lo spazio di felicità che il bambino cerca con insistenza per fuggire mentalmente da altre problematiche famigliari. L’accoglienza e l’inclusione, infatti, sono elementi indispensabili che ogni società sportiva di base deve mettere in campo ogni giorno».

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