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Junior Tim Cup alla Parrocchia Santa Maria Bambina: un'emozione unica
L'editoriale del presidente
Scritto da Giuseppe Porqueddu   
Sabato 12 Maggio 2018 08:38

 

Sono le 08.00 del mattino di mercoledì 9 maggio. Siamo reduci dalla conferenza stampa delle finaliste Juventus-Milan, nella pancia dello Stadio Olimpico. Lo stesso teatro che un’ora e mezzo prima della finalissima Tim Cup 2018 avrebbe fatto da scenario all’ultimo atto della Junior Tim Cup.

Il ruolo del “capodelegazione” della Parrocchia di Santa Maria Bambina mi porta, tra le altre cose, a dover compilare la distinta di gara. Sul tavolo della mia camera ho solo una penna, nera, i documenti dei ragazzi, le tessere Csi e una distinta di gioco superstite dalla trasferta di Bergamo, quella che ha regalato il pass per le finali nazionali di Roma. Copio in religioso ordine l’elenco degli atleti: cognome, nome, numero tessera CSI e del documento di identità.

Lascio in bianco alcuni spazi: i numeri di maglia (in effetti non li conosco), capitano e vice, campo di gioco e orario di inizio gara. Metto tutto nella cartella che Paolo Posadinu, papà di Ambrogio, mi ha consegnato insieme ai biglietti aerei lunedì pomeriggio al momento della partenza per Cagliari. Si sale sul pullman, direzione Centro Sportivo “Dabliù Colli d’oro Sport Club”. Circa 45’ di strada, molti di questi fatti a passo d’uomo perché imbottigliati nel frenetico caos delle strade romane: Salaria, Tiburtina, Raccordo Anulare.

Non ci capiamo niente, fin quando il mezzo si ferma e borse in spalla ci avviamo agli spogliatoi. Ad attenderci, loro. I genitori dei ragazzi: frasi di incoraggiamento, volti emozionati, alcuni accenni di lacrima. Il sorteggio della serata precedente, avvenuto esattamente a metà tra le conferenze stampa di Juventus (Buffon e Allegri) e Milan (Bonucci e Gattuso) ci mette di fronte all’Oratorio Don Guanella di Napoli. Li conosciamo bene, se non altro perché circa un anno fa hanno eliminato in seminale la nostra squadra (era l’Oratorio Salesiani, in un Olimpico riempito solo dai genitori) per poi andare a prendersi la coppa più importante.

La prima semifinale, tra gli oratori di Firenze e Milano, è senza storia: 5-0 per i fiorentini che festeggiano l’accesso alla finale. L’unica, peraltro, perché a causa delle pesanti piogge del giorno precedente la Lega Serie A ha disposto la disputa di una sola gara prima della finale Tim Cup. Ergo, si giocherà solo 1°-2° posto, le due semifinaliste perdenti verranno premiate ex-equo. La terna ci chiama per il riconoscimento. Mi accorgo in quel frangente di aver lasciato la penna nera alla Fraterna Domus di Sacrofano.

Ne cerco un’altra, possibilmente dello stesso colore. Me ne consegnano invece una blu. Con quella scrivo solo i numeri di maglia, che chiedo direttamente ai ragazzi. Dimentico di riempire lo spazio di campo e orario, che viene completato dall’addetto all’arbitro per il CSI. Capita poche, pochissime volte durante la stagione sportiva di indossare i panni del dirigente di squadra, ma quando succede si innescano meccanismi di curiosa scaramanzia. Ma ne riparleremo più avanti. Ho la possibilità di parlare da solo per qualche minuto con i ragazzi. Racconto un aneddoto veloce, cerco (e spero) di toccare i tasti giusti. Roba da spogliatoio, bello viverlo almeno una volta l’anno.

Non sono in elenco, quindi assisto alla gara fuori dal campo insieme al mio amico e responsabile tecnico del calcio al CSI Cagliari, Marco Aresti, ormai compagno di tante avventure griffate CSI. Passano 4, forse 5 secondi dal fischio d’inizio e siamo già avanti. Michele Carboni vince subito un contrasto e sigla l’1-0.

La partita si mette sul piano giusto e teniamo il campo alla grande contro una squadra che prova a trovare il guizzo per pareggiare. In realtà siamo noi a colpire per la seconda volta, con Marco Antonio Tugulu.

Sembra tutto in discesa ma i campani sono scafati e non mollano: accorciano le distanze e ci costringono a stare sulla difensiva. Ma anche questo è calcio. Dopo 5’ di interminabile recupero (peraltro ci stavano tutti) arriva il triplice fischio. L’abbraccio con Marco è uno dei momenti più belli di sempre.

Il nostro lavoro in Comitato poche volte ci permette di vivere le emozioni che solo lo sport è capace di regalare. E questa volta non possiamo privarcene. Vittorio Bosio e Maurizio Caterina, presidente CSI Nazionale e responsabile Junior Tim Cup mi guardano (spero!) un po’ divertiti. Poche volte mi hanno visto in quelle condizioni, io che sono sempre molto serio e abbottonato! Usciamo tra gli applausi e i complimenti dei genitori, esemplari nel loro comportamento. Via in pullman, si torna a Sacrofano.

Pranzo e di nuovo in camera per preparare la seconda distinta, quella della finale. Ho due penne sul tavolo, la nera e la blu (che in effetti ho scordato di restituire a chi me l’ha prestata). Scatta in automatico la scaramanzia: distinta compilata a penna nera, che lascio in camera e completata con la penna blu negli spogliatoi dell’Olimpico, dopo aver chiesto nuovamente (anche se li ricordavo perfettamente) i numeri di maglia ai ragazzi. E, giustamente, lascio in bianco anche campo e orario di gioco (il secondo in effetti non si sapeva fino all’ultimo). Per una volta non sono perfettamente professionale. “Speriamo ne valga la pena”, mi sono detto speranzoso.

Siamo pronti per entrare in campo. Mando un selfie con la squadra nel sottopassaggio a un nostro arbitro che mi chiedeva se fossi in Comitato perché voleva parlarmi (oggi mi viene un po’ male).

Ad un certo punto ricordo che quattro anni prima, finale Junior Tim Cup tra i nostri ragazzi di Nulvi e Udine, avevo fatto un video di ingresso dal sottopassaggio fino a centrocampo. Seconda scaramanzia: perdemmo ai rigori dopo essere stati per due volte in vantaggio, quindi questa volta non lo farò. Entro in campo anche io con la squadra, mister Tavera e il dirigente Dore.

Nel percorso incrocio Massimo Achini, presidente del Csi Milano e Valentina Piazza di Csi per il Mondo, un abbraccio veloce e via a centrocampo per il saluto iniziale. Ho la fortuna, questa volta, di poter restare in panchina.

Dall’altra parte c’è il mio amico Roberto Posarelli, presidente del Csi Firenze e il "suo" l’Oratorio San Michele, guidato in panchina da Don Massimiliano, che martedì sera ha celebrato messa a Sacrofano con tutti i ragazzi. La partita contro l’oratorio fiorentino dura 20’ ma, contrariamente e chissà perché alla semifinale del mattino, a me sembrano meno. Il terreno di gioco è molto scivoloso e le scarpette da calcetto (giustamente imposte dalla Lega Serie A) non permettono un’aderenza perfetta.

Prendiamo subito le misure alla bella squadra gigliata e passiamo in vantaggio con un sinistro da posizione defilata di Edoardo Cresci. 1-0. Ci aspettiamo la reazione degli avversari ma sappiamo contenerli bene e con personalità gestiamo anche palle difficili. La difesa non balla come nelle ultime battute della gara di semifinale e quando Carboni scarica in rete una corta respinta del portiere, è l’apoteosi. Ricordo di aver saltato di gioia come quando, da giovanotto, segnavo qualche gol importante. A mettere il punto esclamativo sul match ci pensa il portiere Francesco Panai, eccezionale per reattività e tecnica in due difficilissimi interventi.

Al triplice fischio ho subito cercato Mario Dore. Con Mario ci conosciamo da tanti anni, c’è stata fin da subito stima e simpatia. E’ stato lui a iscrivere la squadra, a chiamarmi e confrontarsi per la parte burocratica e organizzativa fin da gennaio, a chiedermi di fare il possibile per seguirlo a Roma e stare vicino alla squadra nell’ultimo atto della Junior Tim Cup.

L’abbraccio, nel bel mezzo dell’Olimpico, è stato vero e profondo. Quando ci siamo girati verso i ragazzi e mister Tavera, abbiamo letto nei loro occhi una sensazione di incredulità: li dove tra pochi minuti sarebbero entrati i grandi campioni della Serie A, noi stavamo festeggiando un traguardo storico per Sassari, per Cagliari (senza la loro presenza nella massima serie è impossibile partecipare alla Junior Tim Cup) e per la Sardegna tutta.

La corsa verso i genitori per riservargli un sentito e caloroso applauso di ringraziamento è stato altrettanto emozionante. La coppa alzata al cielo dell’Olimpico è un’istantanea che dopo pochi minuti è già sul web. La notizia si diffonde in un baleno, arrivano chiamate da ogni parte d’Italia: interviste, commenti, dichiarazioni. La coppa baciata da tutti è il simbolo della vittoria di squadra, dove tutti sono fondamentali: tasselli incastrati perfettamente per garantire un equilibrio vincente.

Così come vincente è stato il comportamento: avevo chiesto loro di tenere alto il nome del Comitato soprattutto da un punto di vista educativo. Abbiamo vinto due volte. E quella foto sul volo di rientro da Roma, dopo che il Primo Ufficiale, le hostess e gli steward ci fanno i complimenti mentre prendiamo posto in aereo, celebra un nuovo, straordinario capitolo della storia sportiva del Csi Sassari. È stato un onore esserci, ragazzi. Grazie di cuore.