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Fermarsi, una scelta doverosa
L'editoriale del presidente
Scritto da Giuseppe Porqueddu   

Alla fine, ci siamo fermati anche noi. Era giusto e doveroso farlo nel rispetto del Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri firmato mercoledì 4 marzo.

In un momento di emergenza così alta dobbiamo fare i conti con la grande responsabilità che ci viene affidata dalle Istituzioni. Inizialmente abbiamo studiato il Decreto per capire se ci fossero anche piccole possibilità di garantire il prosieguo dell’attività sportiva già calendarizzata, ma per buona parte delle nostre discipline è obiettivamente impossibile.

Giocare a porte chiuse i campionati dei bambini? Non scherziamo. Neanche negli Open. «La nostra tribuna è sempre semivuota, quindi possiamo giocare a porte chiuse», ha simpaticamente ribadito il presidente di una società. Purtroppo, non è così semplice, perché oltre a garantire che nell’impianto di gioco non siano presenti “estranei” alla gara, va coordinato un lavoro di prevenzione che una equipe medica, che nel contesto amatoriale, per quanto sempre meglio strutturato, non è possibile avere.

E allora, tutti fermi? Si, almeno fino al 15 marzo, almeno fino a nuove indicazioni da parte della Presidenza Nazionale. Fermi i campionati, i tornei (la Junior Tim Cup è giunta alla 3ª giornata), tutti i corsi di formazione sia per allenatori che per gli arbitri. In attesa anche la programmazione degli eventi per i 75 anni di vita del Csi Sassari. Chiuso anche lo Skate Park, che il Comitato gestisce dal 2015. 

Ieri, il numero uno del Centro Sportivo Italiano, Vittorio Bosio, ha dato una prima comunicazione in mattinata e poi una seconda, molto più completa e dettagliata, al termine della riunione straordinaria di Direzione Nazionale. Una lettera che condivido con tutti voi (la trovate a fine articolo), perché ritengo sia espressione della maturità e della serietà di una guida che da presidente provinciale sono orgoglioso di avere.

Tuttavia, pur nella difficoltà del momento, cerchiamo di vedere il bicchiere mezzo pieno. È vero, non si gioca ed è caldamente consigliata la sospensione di qualsiasi allenamento. Ed è proprio in situazioni come questa che capiamo quanto sia bello giocare, divertirsi, crescere e migliorare.

Sono certo che questa esperienza non potrà che renderci ancora più maturi quando si potrà scendere in campo, e questo vale sia per gli adulti che per i bambini. Stare a casa o non poter vivere momenti di socializzazione, anche di carattere competitivo, non fa per l’essere umano. Facciamo tesoro di questa esperienza e torneremo a giocare più felici di prima.

Lettera Vittorio Bosio 05/03/2020